Elogio del Circo

Elogio del Circo

Progetti circensi con l’infanzia e l’adolescenza

Quando ero bambino, il circo entrava nelle scuole attraverso dei biglietti, colorati da immagini esotiche e spettacolari. Quello che mi rimane nella memoria sono i pennacchi e i reggiseno blu-paiettati di bellissime donne volanti, ed anche tigri ruggenti che, passando un cerchio infuocato, sembravano uscire dal biglietto patinato, per saltarmi addosso. La maestra ci metteva in fila fuori dalla classe e come un piccolo plotone, marciavamo verso il grande androne della scuola, dove con i bambini delle altre classi confluivamo nel battaglione che si sarebbe messo in marcia compatto. Goffi nei nostri giubottini, un po’ spaesati dall’inusualità della giornata. Eravamo ormai confluiti nel grande esercito, che per le strade viaggiava a passo serrato, agli ordini delle maestre. Appariva d’improvviso, dietro un angolo, enorme, colorato, miracolosamente sorretto da mille fili: il tendone del Circo. Era allora che mi prendeva una stretta al cuore, una forte emozione, una voglia irrefrenabile di correre ed entrare, li, solo, in mezzo alla pista blu, come la ricordavo dall’anno passato. Non si poteva, bisognava stare in fila e marciare compatti, avvicinarsi con circospezione, d’improvviso sul fianco destro un attacco improvviso: un olezzo tremendo di cacca stantia e sconosciuta, una cacca certo diversa da quella dei nostri bagni, ma anche delle nostre campagne, comunque cacca, senza dubbio. Lo Zoo: con le zebre Juventine, i cammelli ed i lama sputacchioni, i leoni rincoglioniti, gli struzzi e le scimmie. Non amavo lo zoo e soprattutto non ne sopportavo il puzzo. Quello che mi faceva impazzire era lo spettacolo sotto il tendone, gli uomini volanti, soprattutto quando cadevano e rimbalzavano sulla grande rete, oh quanto avrei voluto poter rimbalzare a quella maniera; gli equilibristi sul filo, ma soprattutto il giocoliere, quanti oggetti volanti, il gilet e le maniche sbuffanti e poi l’inchino, con tutti gli oggetti magicamente ricaduti nelle mani e gli applausi scroscianti. Quanto avrei voluto essere io, li, in mezzo alla pista. Finito lo spettacolo si tornava a scuola e poi a casa. Avevo circa undici anni, l’ultima volta che la scuola ci portò al circo, il pomeriggio lo passavo “alle serrande” (una zona periferica della mia città dove c’erano molti garages ed una falegnameria), dove bambini e bambine di ogni età giocavano a palla, all’elastico, ai quattro cantoni, a biglie di vetro, a figurine. Si stava in strada, fino a quando dai balconi le mamme urlavano che era pronta la cena. Metà della mia giornata la passavo in strada, come tutti i miei coetanei, figli di bidelli, medici, pescatori, ragionieri, insegnanti, dirigenti scolastici, tutti in strada, nei cortili a giocare. E’ in strada, che ho imparato a far girare tre palline da tennis a doccia, la giocoleria rapì per un periodo i ragazzi “alle serrande”, sul mio esempio impararono in molti (spirito di competizione).

Poi tutto finì, quattro a doccia era troppo difficile e nessuno conosceva la tecnica della cascata.

Crescendo ho smesso di andare al circo, sono diventato ragioniere è ho incontrato il teatro al quale mi sono dato anima e corpo trasformandolo da gioco in lavoro. Il mio mestiere è “Animatore teatrale”, lavoro cioè nelle scuole, nei centri Handicap, in carcere etc. faccio e faccio fare teatro a persone che generalmente il teatro non lo fanno e a teatro non ci vanno. Questo faccio, o meglio ho fatto fino a quando, quasi vent’anni dopo il primo incontro, la giocoleria ed il circo sono venuti nuovamente a trovarmi: Torino Convention europea. Un re-incontro magico vissuto con la gioia di un bimbo. Poi, dopo qualche anno, la svolta: frequento ad Assisi un corso dal titolo”Il significato della giocoleria e dell’arte circense nel lavoro con bambini e giovani. Idee ed elementi pratici per progetti di circo”con Sigrid Federspiel e “Sepp” Marmsoler.  Il circo insegnato ai bambini: fantastico. L’avessero insegnato a me sarei impazzito, perché non dovrebbero impazzire i bambini di oggi? Con il teatro agganci pienamente solo una parte del gruppo classe, il circo invece è un ventaglio di proposte differenti: c’è il teatro, la giocoleria, l’equilibrismo…. Chi non ama una specialità, può eccellere nelle altre e poi il circo e le sue arti sono immediatamente gratificanti, nel senso che quando sai far girare tre palline, tre fazzoletti, vai sui trampoli, fai una rondata, stai sul rolla bolla lo puoi immediatamente mostrare, torni a casa e lo fai vedere a mamma e papà. (Il circo è immediatamente gratificante). Dopo quel corso sono tornato  a casa ed ho iniziato a proporre alle scuole progetti di circo. Il primo anno ha aderito una sola scuola con due classi, quest’anno facciamo circo con 6 scuole e 19 classi elementari, una scuola e due classi medie, due centri aggregativi dove abbiamo allievi di quattordici anni che fanno cinque clave. In questi tre anni sono successe un sacco di cose tra le quali la fondazione di una scuola pomeridiana di circo per l’infanzia. Il piccolo comune di Marene ci ha messo a disposizione gli spazi è ha finanziato l’acquisto di materiali, i bambini pagano la retta e noi ci alterniamo nell’insegnamento delle varie materie. Bambini dai sette ai tredici anni frequentano la scuola (il circo è aggregante). Ogni bimbo ha i propri obiettivi individuali, perché il circo non è una sfida con gli altri ma con se stessi, verso un abbattimento dei propri limiti (il circo non è agonistico). Gli insegnanti della scuola di Marene permettono ad i bimbi di allenarsi alle arti del circo durante la ricreazione, stimolando i compagni che non frequentano la scuola di circo a fare lo stesso (Il circo è contagioso)  si allenano alla corda, con le palline, con gli Hoola Hop (Il circo stimola la riscoperta di giochi soppiantati dalla televisione e dalla play-station). Gli allievi della scuola portano a casa gli attrezzi per allenarsi e finisce, che con palline, fazzoletti, monocicli, piatti cinesi si cimentino anche i genitori, che come me, probabilmente, conservano dentro l’animo, il ricordo infantile delle visite al circo (Il circo stimola un incontro generazionale figli-genitori). Nel circo non riesce il più forte o il più prepotente ma quello che si applica di più (Il circo è un elisir contro il bullismo) Soprattutto questo aspetto ha incoraggiato la classe politica Marenese a sostenere le nostre attività, come tutti i piccoli centri, Marene, offre poco ai suoi giovani, che diventano presto assidui frequentatori di bar e discoteche con quello che ne consegue. Un’ attività che educa alla collaborazione, all’impegno individuale può rappresentare una prevenzione al disagio adolescenziale. Come ho già accennato, il circo è la miscela di diverse attività che stimolano una completa crescita fisico-intellettuale: Il clown sviluppa fantasia, creatività, presenza scenica, capacità di astrazione, coscienza di se; la giocoleria sviluppa la concentrazione, la disciplina, la memoria, il coordinamento visuomotorio e visuospaziale; l’acrobatica e l’equilibrismo sviluppano la coscienza corporea con tutto ciò che rappresenta. Tutto questo attraverso il gioco ed il divertimento. E’ per questo che gli insegnanti, siano essi di italiano, matematica o motoria non possono che riconoscerne le valenze educative e pedagogiche ed è per questo che, sempre più, il circo può entrare nelle scuole come un tempo entrò nella mia, ma con una grande differenza: io del circo ero spettatore, con queste attività,  i bambini, del circo, sono protagonisti.

Giuseppe Porcu

Elogio del Circo

Autobiografia di progetto circensi con l’infanzia e l’adolescenza

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